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Sociale a Roma

04 settembre 2021
Resta amico accanto a me
Elogio dell’amicizia

Uscì nel 1980, nell’album Tregua. Ma sarebbe potuta uscire in qualsiasi momento, dove ci fosse ancora un po’ di umanità. Perché Amico, capolavoro senza tempo del cantautore Renato Zero, è senza dubbio uno dei più grandi manifesti d’amicizia di sempre. Elogio senza tempo, che oltrepassa ostacoli e barriere, idee e pregiudizi, lontananze e invidie, paure e coercizioni.

Puoi provarci in mille modi, ma due amici, se veri, non li dividi mai.

Dai, riempi di fango uno agli occhi dell’altro, puoi farlo, ne sei capace, chissà magari lo fai continuamente per tornaconto personale o per uno scopo preciso, dividerli socialmente e a ogni costo. Vai continua, fallo passare per criminale, delinquente, irresponsabile, traditore, egoista. Qualche legame lo spezzi, stanne certo. Un gruppo lo dividi, probabile. Ma due che darebbero la propria vita per difendere la causa dell’altro, di cui magari non condividono nulla, li troverai sempre.

Due amici veri. Che pieghi quanto vuoi ma non li spezzi mai.

Questo articolo è un inno a tutti loro. A quel sentimento che ha molto a che fare con l’amore in una coppia ma che, in realtà, ha un nucleo tutto suo.

Un esempio? Se ti innamori corri da lei, anche solo per un sorriso di un attimo che diventa eterno. Da un amico non corri per un istante, perché è come te, albero secolare di un patto sacro e mai santificato. C’è e basta. È l’altra faccia della stessa medaglia, che due veri amici portano al collo per tutta la vita. Non c’è neanche tempo che tenga: si diventa amici da bambini, da adulti, da anziani. L’amicizia è senza tempo e oltre lo spazio. L’amico puoi vederlo di rado o tutti i giorni, addirittura dopo lungo tempo. Ma nel momento in cui sarete di nuovo insieme, sarà sempre come essersi lasciati un minuto prima.

In comune, amore e amicizia, hanno il concetto di patto. Un patto d’amore lega due innamorati che si giurano fedeltà eterna. Un patto d’amicizia lega due amici sinceri. Il primo è esplicito, dichiarato, magari davanti a testimoni. Il secondo lo fai con te stesso, non hai bisogno di gridarla al mondo un’amicizia, spesso neanche all’amico stesso. Ma il patto è eterno, naturale e spirituale insieme, è la volontà che scende a patti con il cuore.

Chi tradisce un amico tradisce se stesso. Frantuma il suo “io” costruito nel tempo, forse per tutta una vita. Perdonare un amico che tradisce è possibile, il perdono è sempre un gesto enorme dell’anima. Ma sarebbe una presa in giro per entrambi. Nessuno dei due vedrebbe più l’altro allo stesso modo, le medaglie diverrebbero due, magari riavvicinate ma ormai separate definitivamente. L’amicizia è un involucro d’acciaio che da fuori non spezzi, a meno che la frattura non parta da dentro.

“Amico è tutto, è l’eternità. È quello che non passa mentre tutto va” canta ancora Zero nella sua splendida opera. Chissà che ne pensano Mancini e Vialli, che durante l’estate degli Europei di calcio ci hanno commosso con i loro abbracci e la loro storia di vera amicizia. Non facendola mai diventare gossip da pensiero stupendo, fotografia tirabaci da rotocalco rosa digitale. A quello, purtroppo, hanno pensato altri, quelli che amano definirsi “professionisti dell’informazione”. Mancini e Vialli su questo, però, non hanno colpe. Il primo ha esclusivamente pensato bene di farci diventare campioni d’Europa, il secondo ha svolto un prezioso ruolo da collante tra staff tecnico e calciatori.

L’Italia si ricorda del valore della loro amicizia a Wembley, tempio del calcio inglese. Siamo ai supplementari di Italia-Austria, ottavo di finale. Segna Chiesa, Vialli scende a perdifiato i pochi gradini che separano la panchina azzurra da Mancini e corre ad abbracciarlo. Ct sorpreso? Macché, nel frattempo si era già girato e lo aspettava a braccia aperte. Da lì ci è tornata in mente una cosa. Tutto.

Erano amici per la pelle e “gemelli del gol” ai tempi della Sampdoria 1984-1992. Sì, quella del presidente-papà Paolo Mantovani, campione d’Italia nel ’91 e finalista di Coppa dei Campioni il venti maggio ’92. Stadio? Wembley. Avete letto bene. I “gemelli del gol” perdono ai tempi supplementari contro il Barcellona. Finiscono in lacrime, uno accanto all’altro. Poi, prendono strade professionali diverse: Vialli va a vincere tutto con la Juve, Mancini con la Lazio.

Restano legati, con quel filo dell’anima che non si spezza mai. Come quando, qualche anno fa, Vialli inizia a lottare contro una brutta malattia. Mancini c’è e lo porta con sé nello staff della Nazionale. Nel cuore, i due amici, hanno una rivincita da prendersi. L’undici luglio del 2021, a Wembley, diventiamo campioni d’Europa. In tv arrivano immagini di ogni tipo. Poi, d’improvviso, una. O, se volete, tutto. Fermi, in piedi, abbracciati, due veri amici. Piangono insieme. Stavolta di felicità, dopo quasi trent’anni di attesa.

Esempi ed opere sull’amicizia ne possiamo trovare un’infinità, anche nella letteratura. Ci viene in mente L’amico ritrovato, del 1971, romanzo dello scrittore tedesco Fred Uhlman, splendida opera per tenere viva la memoria in epoche che confondono il giudizio col pensiero.

Si narra la storia di due giovani uniti da una profonda amicizia: i sedicenni Hans, ebreo, e Konradin. È l’alba degli anni Trenta e siamo a Stoccarda, in Germania. Sono inseparabili. Un giorno, lo Stato tedesco decide che Hans non sarebbe più potuto entrare nei teatri, nei locali e nella stessa scuola di Konradin, non avrebbero più potuto prendere un treno insieme o mangiare allo stesso ristorante. Tentarono di dividerli con l’ignoranza dell’odio e della discriminazione. Ci riuscirono, almeno apparentemente. I genitori di Konradin non volevano che il figlio frequentasse più Hans. Quelli di Hans, licenziati al lavoro e lasciati soli e colpevoli di nulla, si suicidarono.

Dopo tanti anni e a guerra finita, Hans riceve una lettera dalla sua ex scuola di Stoccarda: una richiesta di soldi per erigere un monumento alla memoria degli ex alunni caduti durante il conflitto mondiale. Hans scorre i nomi, uno per uno.

Poi, d’improvviso, una fitta al cuore: il nome del suo amico. Morto al fronte? No, giustiziato per aver partecipato ad un attentato, fallito, ad Hitler. Una lacrima riga il volto di Hans. Aveva ritrovato il suo amico che, nonostante tutto, non lo aveva mai tradito.

“Il più fico amico è chi resisterà, chi di noi… resisterà”. Amico, Renato Zero, album Tregua, 1980.

 


articolo inserito da: Raniero Mercuri
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