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Cultura a Roma

05 giugno 2021
Il vero significato del 2 giugno
Perchè festeggiare la Costituzione e questa ricorrenza

La sovranità appartiene al popolo. Ma poi, chi è questo popolo? Ogni volta che ascoltiamo un tg, o leggiamo un giornale, sentiamo ripetere questa frase, dove quasi sempre qualcuno la butta lì in mezzo al discorso. L’espressione è tratta dall’art. 1 della costituzione italiana, nata dal referendum di 75 anni fa, con il quale si è scelta la forma repubblicana e si è eletta l’assemblea costituente, incaricata di redigere appunto l’attuale costituzione. Fino ad allora la sovranità era del re, dell’imperatore, del papa, ma mai del popolo. Dopo l’esperienza monarchica e dittatoriale, si doveva decidere a chi affidare la sovranità, non potendo ripetere formule come “per grazia di Dio e per volontà della nazione” o altre analoghe, in quanto si stava creando uno Stato laico e repubblicano. Allora si scelse la soluzione più naturale: le istituzioni repubblicane vengono elette dai cittadini, quindi sono loro che hanno la sovranità di conferire il mandato a governarli. Nasce così l’art. 1: l’Italia (Stato politico riconosciuto a livello internazionale ed esistente in una determinata area geografica) è (inteso come essere, esistere) una (non due o tre) repubblica (forma di Stato caratterizzata dall’elettività delle cariche e contraria a metodi dinastici) democratica (decisione maggioritaria e rispetto delle minoranze, nella quale ad ogni cittadino corrisponde un voto) fondata (che trova la sua ragione d’essere quale Stato) sul lavoro (quale strumento di crescita umana e nazionale), la sovranità (il potere ultimo da cui discende tutta la struttura politica nazionale, da quella centrale a quella periferica) appartiene (cioè è sua propria, non è concessa da qualcuno, sia esso umano o divino) al popolo (tutti gli italiani, siano essi maggiorenni, minorenni, in piena forza o con problematiche fisiche o psichiche, uomini e donne - quest’ultime fino ad allora nemmeno votavano -, acculturati o meno, danarosi e non, belli e brutti). E qui sta la rivoluzione del 2 giugno 1946: siamo tutti uguali. Fino ad allora non era così, o meglio, durante il periodo della monarchia sabauda il censo (il danè come dicono a Milano) e il sangue facevano la differenza, ma il re riconosceva libertà politiche e religiose, in quanto lo prevedeva lo statuto Albertino, cioè la vecchia “costituzione” del 1848 concessa da re Carlo Alberto di Savoia, prima ai piemontesi e poi agli italiani dopo l’unificazione di suo figlio Vittorio Emanuele II. Durante il ventennio nemmeno più quello. Questa sovranità popolare è illimitata? Ovviamente la risposta è no. Infatti l’articolo prosegue affermando che essa è esercitata nelle forme e nei limiti della costituzione. Cosa vuol dire? Significa che per esercitarla ci sono delle forme, ovvero degli istituti previsti dalla stessa carta, e dei limiti, sempre previsti dalla carta, onde evitare il caos istituzionale. Di cosa stiamo parlando? Della struttura istituzionale, quindi del parlamento, del governo, del presidente della repubblica, della magistratura etc. Come pure del rispetto dell’essere umano sia come singolo che come socialità, delle sue prerogative di intangibilità se non per motivi eccezionali, (ad esempio per repressione penale), dei suoi diritti economici, lavorativi, familiari, sindacali, imprenditoriali, politici, associativi, di parola e di opinione. Questo è il vero valore del 2 giugno e della sovranità popolare. 


articolo inserito da: Raffaele Pongelli
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