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Arte&Editoria a Guidonia Montecelio

02 giugno 2021
"Cattive storie", il libro che scandaglia l'anima umana
Dieci racconti noir dello scrittore Maurizio Giannini, dal finale a sorpresa

In occasione dell'uscita del suo nuovo libro, '"Cattive storie", edito da Il Rio Letture, l'intervista all'autore Maurizio Giannini di Guidonia Montecelio.

Dieci racconti noir per narrare cosa alberga nell'anima degli uomini quando incontrano il male, l'ironia e il graffiante umorismo.

L'autore Giannini è nato a Roma nel 1951. Laureato in Architettura, ha alternato il suo lavoro di insegnante a quello di scrittore, pubblicando anche per Le Monier, Mursia, Garzanti, Bruno Mondadori, Edizioni Paoline, inventando storie soprattutto rivolte ai giovani lettori. Ha, inoltre, curato l'edizione di vari classici per ragazzi. Molti dei suoi libri hanno ricevuto importanti premi e riconoscimenti, come il Bancarellino, il Lunigiana, il Premio Righini Ricci e il Giovanni Arpino.


Salve Giannini. Quando e come nasce la sua passione per la scrittura?

I primi tentativi di scrittura risalgono al 1983, quando avevo poco più di trent'anni. Non tanto presto, perciò. Il motivo comunque c’è. Sono stato sempre un tipo creativo, che ama tutto ciò che appartiene alla sfera fantastica, tuttavia da bambino e poi da ragazzo ero più attratto dal disegno che dalla scrittura. Mi piaceva tutto ciò che era creativo, che si poteva descrivere e raccontare magari con un fumetto, un disegno, un quadro e anche inventando storie con i miei burattini che erano la mia passione. Poi decisi che la mia strada era quella d'inventare storie scrivendole. Smisi di dipingere e disegnare per dedicarmi quasi totalmente alla letteratura.

 

Ci spieghi il suo percorso di scrittore, quali libri ha scritto in questi anni in cui si è cimentato con la letteratura di racconto?

 Ho incominciato a balbettare sulla carta nel 1983, pubblicando poi un romanzo che aveva echi di fantascienza, genere a cui ero appassionato da ragazzo, nel 1985 con l’editore Lucarini, in una collana per nuovi autori, a spese mie ovviamente. Ma non mi rese soddisfatto, né il libro ebbe una pur piccola eco dato che nessuna libreria ne era fornita. Devo dire, però, che quella pubblicazione ebbe la sua utilità, infatti mi spinse a provare ancora. Poiché, il mio primo libro vedeva protagonisti dei ragazzi del futuro, capii che ero particolarmente portato per quel tipo di storie. Scrissi così Una ragazza di nome Gigi, che fu pubblicato nel 1988 dalla storica casa editrice Le Monnier di Firenze nella collana narrativa Salani per la scuola Media. Il libro negli istituti vendette molto bene, e l’editore accettò una mia nuova proposta, che ebbe  successo. Ma non mi fermai alla Le Monnier. Ben presto pubblicai con Mursia, Petrini, Editrice La Scuola, Bruno Mondadori e altre. Ma voglio anche ricordare la mia esperienza di scrittore per adulti che avvenne praticamente a cavallo tra il 1985 e il 1988. Infatti, dopo il mio primo libro con Lucarini pubblicai un romanzo intitolato Un’estate ad Anzio, sui ricordi degli anni Sessanta, gli anni ruggenti, le comitive, le giornate passate sotto l’ombrellone. Nel suo piccolo fu un successo. Lo stesso romanzo, rivisto dopo ben 30 anni, e perciò con l’esperienza di chi – credo – sa come proporre bene una storia al lettore, l’ho ripubblicato con lo stesso titolo con le Edizioni Aracne nel 2017. In ultimo, dopo circa 70 libri pubblicati quasi tutti per ragazzi e bambini, mi sono detto che forse era il momento di ritornare a qualcosa per “grandi”. Ed ecco Cattive storie, i dieci racconti freschi di stampa pubblicati nemmeno un mese fa con le Edizioni Il Rio, casa editrice di Mantova.     

 Qual è l’emozione più grande che ha provato, nella sua carriera, scrivendo?

In realtà provo sempre un’emozione quando scrivo un libro, anzi ne provo più di una: quando mi viene l’idea molto approssimativa di cosa vorrei raccontare, quando inizio a scrivere cercando l’incipit più azzeccato, quando arrivo all’ultima parola finale. Posso dire, comunque, che una grande soddisfazione me la dà il sapere che un mio libro ha ricevuto un premio.


 Lei ha scritto generi diversi, dal romanzo per adulti ai libri per ragazzi, fino ai racconti. Ci spieghi le differenze tecniche che occorre applicare nella costruzione dei diversi testi?

Io non trovo differenze tecniche nei due generi. Quello che cambia è l’invenzione della storia che devo raccontare. Quasi sempre nei romanzi per ragazzi i protagonisti sono loro coetanei, anche se il romanzo è storico, un giallo, d’avventura o di attualità. Altra cosa che li fa diversi è l’argomento e il modo in cui viene proposto. Nei pochi libri che ho scritto per adulti - compresi i 10 racconti di Cattive storie - non mi sono posto freni a quanto accadesse, descrivendo anche temi un po’ scabrosi che nella letteratura per ragazzi non sono adatti.


La sua ultima opera in uscita si intitola Cattive storie, di cosa si tratta nello specifico?

Mentre ero arrivato a metà dei 10 racconti, mi resi conto che il titolo più adatto per questa raccolta fosse Cattive storie. Del resto tutti e dieci i racconti hanno un qualcosa di cattivo che li accomuna.  «Dieci storie nere, una più cattiva dell’altra, battute da refoli di macabra ironia», come dice nella sua recensione lo scrittore Mario Bonanno. Sebbene i dieci racconti non si somiglino tra loro, hanno però un filo conduttore che li collega. «C’è un uomo insonne che durante una delle sue notti bianche decide di risolvere alla radice il suo problema, l'insonnia. E c’è un altro uomo fissato con l’idea di dovere morire a quarantasette anni per una sorta di maledizione familiare. Quelle di Maurizio Giannini sono, insomma, storie di taglio così; con il coup de theatre riservato quasi sempre alle ultime righe dell’ultima pagina», tanto per citare ancora quanto ha scritto sul mio libro Mario Bonanno.

 

Ci racconti i personaggi. Perché li ha voluti tratteggiare ironici e cattivi?

In Cattive storie i personaggi sono tanti, come i protagonisti sono almeno dieci, essendo una raccolta di dieci racconti. Tutti diversi tra loro, ribadisco. In realtà non sono però i personaggi ad essere ironici e cattivi bensì le situazioni in cui si trovano. Per esempio, in Uccidere Hitler, è quanto avviene nel finale che lascia il lettore spiazzato, perché molto probabilmente non si aspettava tale conclusione, sebbene sospettasse un finale particolare. Prendiamo poi Il Club dei Vedovi, una storia paradossale, dove un professore di Filosofia in un Ginnasio, ateo convinto, pragmatico nella sua veste di uomo colto e disincantato, alla morte della moglie, pur consapevole che è cosa inutile, se non perfino sciocca far visita ai defunti, finisce nel ritrovarsi iscritto in uno strano club. Nelle cui serate non si fa altro che ricordare le proprie consorti scomparse… almeno fino a quando  Infine, Dioscoride, racconto scritto con la massima disinvoltura, con un linguaggio forte, senza peli sulla lingua. Del resto la storia narrata è quella di una prostituta i cui guadagni notturni finiscono nelle tasche del suo pappa...tranne però quando

   

Qual è il momento che più ricorda nel suo cuore durante la stesura di questo suo lavoro?

Scrissi il racconto Insonnia che apre la raccolta ben dieci o forse più anni fa. Nemmeno lo finii. Un racconto solo non aveva senso. Qualche mese fa lo ritrovai nel mio vecchio computer, nemmeno lo ricordavo. Lo rilessi e terminai. Mi sembrò abbastanza “cattivo” come volevo che fosse. Ormai deciso, mi misi al lavoro. Bisognava che scrivessi altre storie sul genere di Insonnia se volevo ottenere un libro. Una ciliegia tira l’altra, dice il proverbio. Dopo il terzo, scrissi il quarto racconto e così arrivai al nono. Non bastava!, dovevo scrivere il decimo, quello che avrebbe chiuso e completato la selezione, mi dissi. Scrissi dunque Il Club dei Vedovi, che da parecchio mi frullava nella testa… Alla fine fui davvero soddisfatto: mi sembra che hai fatto un buon lavoro, Maurizio! mi dissi.

Giannini, quali sono i suoi progetti futuri?

Ho più di un libro in uscita per i prossimi mesi, tutti per giovanissimi. Ma ho anche un romanzo per adulti in lavorazione.  È un giallo abbastanza lungo e complesso. Posso dire che è già terminato, ma come sempre questo non significa che sia ancora pronto. I racconti hanno bisogno di mesi di riletture, di modifiche per definirsi compiuti, sempre che poi lo siano.

 


articolo inserito da: Matteo Quaglini
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