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Cultura a Rieti

21 aprile 2021
Viaggi in Sabina: Rieti
Prima tappa del nostro percorso tra le bellezze della regione

Alle basse pendici del Terminillo. Non potete proprio sbagliarvi. La trovate lì, affiancata e adagiata al fiume Velino, nei suoi 90 km e oltre di lunghezza che hanno da sempre permesso a Rieti, capoluogo dell’omonima provincia, di essere un autentico punto di riferimento soprattutto agricolo e poi commerciale e industriale di tutta l’area composta dai piccoli comuni limitrofi. Che abbraccia e rappresenta con quella semplice nobiltà che le deriva da un passato millenario che l’ha vista protagonista, spettatrice e a volte anche vittima, dei molteplici aspetti e varianti che la storia manifesta come espressione massima di ogni caratteristica e sviluppo umano.

Fu l’antica, indiscutibile, capitale dei Sabini e poi, dopo le guerre con la Roma arcaica dei re, possedimento romano. A cui Roma tenne in modo assolutamente particolare, data la posizione privilegiata della città, terra fertile per eccellenza grazie al sopra citato fiume Velino.

Finita qui? Macché. I Saraceni la devastano letteralmente nel corso del IX secolo. Poi, intorno al 1150, tocca ai siciliani di Ruggero II il Normanno, certamente re di importanza e raffinatezza culturale (a lui dobbiamo la fioritura artistica di Palermo in quegli anni) saccheggiare il territorio con scorribande poco degne della sua fama.

Dal XII secolo Rieti trova finalmente un po’ di pace e tranquillità sociale sotto il controllo della Chiesa, fatta eccezione per il breve periodo in cui fu governata, tra tensioni militari e territoriali, dai re di Napoli.

Se non ci sei mai stato, non perdi qualcosa. Perdi tutto. La cinta muraria duecentesca ancora conservata, così come il palazzo comunale in piazza Vittorio Emanuele II, di epoca basso medievale ma restaurato completamente o quasi nel corso del Settecento. Lì c’è la sede, imperdibile per i turisti, del museo civico.

Non troppo distante c’è il duomo, a piazza Battisti, dedicato a Santa Maria Assunta, anche questo restaurato nel Settecento, col suo splendido portico che invece risale intatto al Quattrocento, secolo di quell’Umanesimo che ha segnato in modo indelebile anche l’arte e l’architettura; oltre ovviamente, a tutta quella rivalutazione letteraria che apre le porte alle grandi opere rinascimentali del secolo successivo.

Non abbiamo ancora finito, perché in via Vittori restiamo senza fiato davanti all’antico palazzo vescovile, anch’esso del periodo basso medievale. Ancora: lungo la via Cintia, ecco la manifestazione piena del Rinascimento architettonico: palazzo Vincentini.  Poi, poco dopo, a piazza Mazzini, la chiesa di Sant’Agostino, ricca di raffinate pitture interne.

Rieti è lì, come dall’antichità, pronta ad accogliere tutti coloro che sono pronti a meravigliarsi delle bellezze della città. Nessuno escluso.

Il nostro viaggio tra i bagliori accecanti della Sabina continua.

Rieti, però, ci ha acceso la luce.                        


articolo inserito da: Raniero Mercuri
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