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Sociale a Roma

14 maggio 2020
Sapore di Covid
Estate 2020: la follia prende il largo

Tutti al mare. Insieme? Macché. Distanziati, è ovvio. A cinque metri l’uno dall’altro sotto gli ombrelloni. Cosa? Sì, davvero, mentre in città il diktat indiscutibile del distanziamento sociale come “rivoluzione culturale” prevede una distanza tra esseri umani di un metro, al mare no. All’aria aperta i metri tra un ombrellone e l’altro saranno cinque, non un centimetro in meno.

Bello dai, vallo a dire ai titolari degli stabilimenti balneari (a chi deciderà di aprire), che oltre a dimezzare gli ingressi avranno anche la “spada di Damocle” della responsabilità di eventuali contagi sul suolo balneare. Non è uno scherzo, nelle sorprendenti direttive emesse dall’INAIL e dall’ISS insieme, è previsto anche questo.

Di più: è sconsigliata la promiscuità tra bambini sulla spiaggia per attività ludiche ecc.

Presente l’amichetto del mare? Dimenticatevelo. Tra sdraie e lettini? Due metri. Mascherine no vero? Certo che sì: per entrare nello stabilimento fino al raggiungimento del tuo ombrellone, ultimo avamposto di sicurezza, fortino isolato e inaccessibile per poi ovviamente indossarla di nuovo al momento di abbandonarlo.

Hai una comodità: puoi scegliere la fascia oraria nella quale preferisci andare. Poi via, cacciato. Credevi forse di essere anche libero di scegliere quanto tempo restare al mare? Non scherziamo, questa è la società del Covid, della più grande esercitazione umana mai vista, in preparazione del nuovo modello di vita distanziato e controllato, per questo sicuro e obbediente, devozione cieca e bieca al potere incontrastato di chi da almeno quindici anni ci ha già costretti distanti e virtuali, proni allo smartphone di turno. Le più grandi lobby finanziarie devote al dio denaro e a incalcolabili interessi, legati a doppio filo anche con quelli sanitari, una volta bene primario e pubblico.

Ma tant’è. Non se la prenderanno neanche i bagnini immagino, costretti isolati e con mascherina, quando per salvare qualche bagnante non potranno applicare nessuna respirazione “bocca a bocca” (sai, il Covid…), per rianimare il malcapitato, ma soltanto una specifica manovra toracica adeguata.

Le docce? Due metri anche per loro. Come se ogni stabilimento diventasse un’enorme spiaggia privata per confinati politici.

Per le spiagge libere il rebus normativo è ancora più intrigante: prenotazione online per il proprio spazio sulla sabbia. Anche qui, ovviamente, solo in certe fasce orarie. Che spasso.

In questo scenario a metà tra Cast Away e Benny Hill, ci chiediamo come dirimere il male assoluto delle passeggiate in riva al mare: come mantenere l’amato distanziamento? E se qualcuno calpesta improvvido la mia impronta del piede sudata mentre cammina dopo di me che succede? Amputiamo?

Per i bagni in mare tranquilli, è più semplice: in acqua divisi da almeno un metro. Così da espanderci per tutto il Mediterraneo, raggiungendo magari terre ancora inesplorate.

Forse però, sono solo inutili lamentele di chi non sa adattarsi ai nuovi modi di vivere la società che verrà. In fondo, potremo sempre vedere a miglia di distanza “le chiappe chiare” cantate dall’indimenticabile Gabriella Ferri, sostituiremo tranquillamente “l’esercito del surf” con “l’esercito del Covid”.

D’altronde, forse lo meritiamo. Continuando a non vedere, ad accettare privazioni di ogni tipo, fino alle più ridicole, in nome di verità contraddittorie che entrano di continuo nelle nostre case, che uccidono due volte chi davvero ci ha lasciato la pelle.

Mai come stavolta chiedersi il perché, guardare oltre, è semplice. Ma non siamo più abituati a farlo da tanto, troppo tempo.

Avvertiamo, infine, Gino Paoli che dire a una donna: «esci dall’acqua e ti vieni a sdraiare… vicino a me… vicino a me…» non si potrà più fare. Scusali, Gino.

 



articolo di:
Raniero Mercuri
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