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Sport a Roma

26 aprile 2020
Cassano, tra genio e follia
Le “cassanate” non finiscono mai

Lo vediamo dappertutto. In interminabili e spassose dirette Instagram con ex colleghi e giornalisti, in divertenti sketch familiari. Da poco, si è diplomato anche come direttore sportivo. Sì, proprio lui.

Riavvolgiamo brevemente il nastro della favola di questo campione incompiuto, dotato di un talento enorme, identico all’innata capacità di buttarlo via.

Al secolo era “Fantantonio da Bari Vecchia”, il bimbo baciato dagli dèi del calcio. Si mostrò in tutto il suo splendore in una fredda serata di dicembre del 1999, Bari e Inter al San Nicola ferme sull’uno a uno. Minuto ottantotto, il piccolo Antonio scappa via sulla sinistra, stop al volo di tacco, rallenta, si accentra, lascia sul posto Blanc e Panucci e fredda Ferron con un destro definitivo. Due a uno, stadio impazzito e pure lui, che corre pazzo di gioia sotto la curva. Aveva diciassette anni. La sua storia inizia lì. E ha la prospettiva di una carriera stellare. Certo, è un ragazzino estroverso dicono a Bari. Ma chi non lo è a quell’età. Crescerà e maturerà, non c’è dubbio. Non andò proprio così.

Nell’estate del 2001, la Roma scudettata di Sensi, dopo un acceso duello sul mercato con la Juventus, se lo porta a casa per la cifra record di sessanta miliardi di vecchie lire. Arriva a Trigoria e trova Totti, Batistuta, Montella e via cantando. È allegro, esuberante.Troppo. In allenamento è capace di giocate impensabili, da autentico fuoriclasse. Anche di ragazzate eccessive però, che presto prenderanno il nome di “cassanate” e che lo accompagneranno per tutto il resto della carriera. Come quella volta che diede del vecchietto a un già nervoso Batistuta. L’argentino non la prese bene, per usare un eufemismo. Oppure quando pensò bene di deridere in allenamento il gigante nero Lassissi, quasi due metri, che lo rincorse per il campo.

Tra alti e bassi giocò bene le prime due stagioni in giallorosso. Poi, nella stagione 2003/2004, l’esplosione. Trentatré partite e quattordici gol. Fa il fenomeno, senza dubbio. In attacco forma con Totti una coppia eccezionale, i due s’intendono a meraviglia e portano la Roma fino al secondo posto, alle spalle del Milan di Ancelotti. Sicuramente la sua miglior stagione in assoluto.

L’anno dopo le cose peggiorano e le “cassanate” aumentano. Con un goal a Bergamo salva la Roma dalla B.

L’anno dopo arriva Spalletti, i due non si capiscono fin da subito e nel gennaio 2006 “Fantantonio” viene ceduto al Real Madrid. Sì, avete capito bene. Lì dove qualsiasi calciatore sogna di arrivare. Pronti via e sbarca a Madrid per la presentazione ufficiale con un giaccone improbabile, arricchito da un vistoso pellicciotto. Avete presente quei duri da saloon dei film western? Ecco, siamo lì. All’apparenza però, in realtà è un genuino dal cuore grande. La butta subito dentro all’esordio. Poi cala. Soprattutto ricomincia con le “cassanate”. La decisiva, forse, è quella in cui viene ripreso dalle telecamere a fare l’imitazione di Capello, suo allenatore sia a Madrid che a Roma, ai compagni di squadra durante l’intervallo di una partita della Liga. Aumenta di peso, si allena male, dicono. Lo mandano via di lì a poco. Approda a Genova, sponda blucerchiata. Quattro ottime stagioni. Lui e Pazzini fanno tornare i tifosi della Samp ai tempi memorabili di Mancini e Vialli. La Sampdoria torna in Champions League. “Peter Pan”, altro soprannome azzeccato, si sente a casa. Si sposa, ha un figlio. Insomma, mette su famiglia. Sembra cambiato, più pacato. Sbagliato. Dopo una dura litigata con il presidente Riccardo Garrone viene cacciato.

A gennaio 2011 è del Milan. Nel giorno della presentazione dice, senza mezzi termini: «Il Milan è la mia ultima tappa. È il top, dopo di lui solo il cielo». Bene. Aiuta la squadra a conquistare lo scudetto.

A fine agosto 2012 passa sulla sponda opposta, l’Inter. Dice subito, spavaldo: «Dopo il cielo c’è solo l’Inter». Bene. Resta solo un anno, ventisette presenze e sette reti. Poi va al Parma, gioca benissimo la prima stagione, che gli vale anche la convocazione ai mondiali brasiliani del 2014. Nel gennaio del 2015, complice la fallimentare situazione economica del club, rescinde il contratto.

Poi, è un via vai tra ritiri definitivi e ripensamenti. Il resto è storia di questi giorni.

Bentornato “Peter Pan”.



articolo di:
Raniero Mercuri
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