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Sport a Roma

18 gennaio 2020
L’isola di Zeman, il posto più bello.
Nella noia del calcio moderno, nostalgia di Zemanlandia.

L’isola che non c’è. O forse si. A volte. Una falsa utopia. O, meglio, una meravigliosa estasi che se diventa realtà fatichi a distinguere da ciò che hai attorno, soprattutto quando questo è l’appiattimento omologato dell’odierno calcio italiano.

Arrivavano da tutte le parti: triangolazioni veloci, tagli degli esterni d’attacco, verticalizzazioni continue, sovrapposizioni estenuanti.

Un integralismo di bellezza. La ricerca della felicità attraverso un sistema tattico estremo e rischioso. Un ingranaggio che funziona se tutti funzionano, nessuno escluso. Ogni movimento di un uomo in campo è legato a quello del compagno. Se salta, salta tutto. Il castello viene giù. E l’isola che non c’è torna un’utopia da deridere. Ma tant’è, fa parte del gioco, in fondo lo sa anche Zeman. In ogni campo, chiunque decide di rischiare, a volte di rischiare tutto, va poi incontro a due strade: l’estasi o il fallimento. Non ci sono vie di mezzo. È la vita dei geni in fondo. Per loro non esiste “bravo, bene così”, non c’è pacca sulla spalla. Loro vogliono stupire, ammaliare, portare la mente fuori dalla realtà, in uno spazio di bellezza diremmo quasi ultraterrena. Prendete Mozart, Beethoven. Non crederete mica che suonassero per questo mondo, ti portavano in una dimensione di meravigliosa irrealtà. Come loro tantissimi altri artisti. Prendete Michelangelo, stesso discorso. Secondo voi “La Pietà” a qualcosa a che vedere con il mondo reale? Cos’è che la distingue dal resto? La meraviglia che suscita. E’ questo il genialità, la diversità.

Ora, non volendo certo paragonare Zeman a personaggi del genere, vorrei ricordare che il calcio è il più grande fenomeno sociale moderno. Da ignoranti ed ottusi non riconoscerlo. Le emozioni che suscita il calcio toccano milioni di persone. Vuol dire che qualcosa “crea” nella gente, è inevitabile. Definire quindi Zeman (come altri “artisti” del calcio) un genio nel suo campo, non ci sembra un eccesso immotivato. In fondo, se è vero quello che si dice, che il calcio riporta tutti bambini, non c’è età più adatta per meravigliarsi, per rimanere stupiti.

Certo, poi c’è la vita di tutti i giorni, con le sue ruvidezze e malinconie.

Una volta a settimana però, un piccolo viaggio ci stava bene. Magari in un’isoletta sperduta, che conoscevi solo tu. Lì dove la bellezza era senza tempo. L’isola di Zeman.



articolo di:
Raniero Mercuri
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